.Nello studio dedicato a Rimbaud … Verlaine presenta … Les Assis, cioè I Seduti o meglio I Sedentari, con questa premessa:
« Les Assis, hanno una piccola storia che occorrerebbe riferire per farli capire bene. Arthur Rimbaud, che frequentava allora … il liceo di Charleville, marinava molte volte la scuola, e quando si sentiva, finalmente! stanco di misurare a grandi passi monti, boschi e pianure notti e giorni, - poiché qual podista egli era! - si recava nella biblioteca della predetta città e chiedeva opere sconvenienti alle orecchie del bibliotecario capo … L’eccellente burocrate, obbligato dalle sue stesse funzioni a consegnare a Rimbaud, a richiesta di quest’ultimo, molti racconti orientali e libretti di Favart, il tutto frammisto a vaghe opere scientifiche antichissime e rarissime, brontolava per il fatto di doversi alzare per quel monello, e lo rimandava volentieri, con la sua bocca, ai suoi pochi cari studi: a Cicerone, ad Orazio, ed anche non sappiamo più a quali greci. Il monello, che, del resto, conosceva e soprattutto apprezzava i suoi classici assai assai meglio di quanto non facesse quel tipo, finiva per irritarsi; e da qui il capolavoro in questione. »
Eccone il testo:
Noirs de loupes, grêlés, les yeux cerclés de bagues,
Vertes, leurs doigts boulus crispés à leurs fémurs,
Le sinciput plaqué de hargnosités vagues
Comme les floraisons lépreuses des vieux murs;
Ils ont greffé dans des amours épileptiques
Leur fantasque ossature aux grands squelettes noirs
De leurs chaises; leurs pieds aux barreaux rachitiques
S’entrelacent pour les matins et pour les soirs!
… … ..
[N.d.R.: (traduzione di Ivos Margoni, 1964);
Neri di natte, il volto butterato, con cerchi
Verdi agli occhi e le dita abbarbicate al femore,
L’occipite coperto di scorbutiche placche,
Come di vecchi muri lebbrose fioriture;
Han saputo innestare, con amori epilettici,
La carcassa barocca agli scheletri neri
Delle sedie; coi piedi allacian strettamente quelle
Sbarre rachitiche, la sera e la mattina.
Questi vegliardi han sempre fatto treccia coi seggi,
Sentendo i soli ardenti depilargli la cute,
O, gli occhi fissi ai vetri dove le nevi fondono,
Tremando col dolente tremolare dei rospi.
E le sedie con loro son gentili: abbrunita,
La paglia cede ai lati di quelle estremità;
L’antico sole, spento, si riaccende, rinchiuso
Nelle trecce di spighe in cui fermentò il grano.
I Seduti, coi denti alle ginocchia, verdi
Pianisti tambureggiano colle dita la seggiola;
Si ascoltan sciabordare barcarole patetiche
E quei loro zucconi ondeggiano rapiti.
Che nessuno li scomodi! Sarebbe un naufragio…
S’ergono mugolando come un gatto punito,
Aprono lentamente e con rabbia le scapole,
Le brache si rigonfiano alle reni ampollose;
Li sentite cozzare i crani spelacchiati
Ai muri scuri; i piedi sciabattano rabbiosi;
I bottoni degli abiti sono fulve pupille
Che carpiscon lo sguardo dal fondo di quei dedali!
Badate, hanno una mano che, invisibile, uccide.
Al ritorno, lo sguardo filtra il veleno nero
Che offusca gli occhi mesti della cagna picchiata,
E voi sudate, presi in un atroce imbuto.
Si risiedon coi pugni persi dentro i polsini,
Pensano alle persone che li hanno disturbati,
E, da mattina a sera, grappoli di bargigli
Fremono da schiattarne a quei menti sparuti.
Quando l’austero sonno china quelle visiere,
Sognan sopra le braccia di fecondare seggiole
E di aver tutto intorno amorini di sedie
Che circondino gaie le altiere scrivanie;
Fiori d’inchiostro sputano pollini come virgole,
E li cullan, seduti a ridosso dei calici
Come lungo i giaggiuoli un volo di libellule,
- E il loro membro s’irrita alle spighe barbate. ]
… La poesia in esame, una delle più note fra quelle del gruppo intitolato: Poésies, fu scritta nel 1871
Renato Mucci, 1968
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1 commenti:
Haha, che penna aguzza Rimbaud! Da quando lo leggo, mi sento rapito dai paesaggi che evoca.
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