giovedì 23 settembre 2010

"Ha un futuro la Biblioteca pubblica ... a target inverso?"

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[Allorché la prima specie di biblioteche sarà veramente organizzata … (attualmente le biblioteche popolari di Milano … non si possono dire che embrioni di quello che dovrebbero essere), si potrà limitare senza rimorsi l’accesso e l’uso delle biblioteche maggiori soltanto a certe categorie di frequentatori, e allora potrà anche diventare assai meno pesante materialmente il servizio del personale addetto (target !) e più elevata intellettualmente e più utile agli studiosi le sue funzioni
(Demetrio Picozzi, 1908)
Biblioteche troppo piccole sono di altrettanto scarso rendimento quanto aziende troppo piccole, e per la medesima ragione: la relazione tra spese fisse e spese mobili diviene anormale, sfavorevole; una biblioteca, per quanto piccola, ha sempre bisogno di un direttore, per lo più di un altro impiegato scientifico, sempre di distributori e di portalibri, sempre di un custode che stia alla porta, di gente che faccia la pulizia. Tutti o quasi questi impiegati potrebbero essere riparmiati, se la biblioteca piccola si fondesse con una grande …
Poi coesistenza di biblioteche diverse nella stessa città importa necessariamente acquisto di doppioni
Ma così una bibliotecaria e qualche impiegato hanno trovato un posto più indipendente e meno laborioso (target !) (Giorgio Pasquali, 1929) ]


Si tratta di una crisi per alcuni versi palese e per altri nascosta … La biblioteca pubblica .. ha … la sua ragione di esistere .. nei servizi che eroga … …
Il problema è evidenziato dai numeri: gli indici di impatto delle nostre biblioteche di base sono di norma molto bassi; tranne rare eccezioni, gli utenti attivi residenti nel comune sede delle biblioteca si attestano tra il 10 e il 15% della popolazione, spesso sono meno del 10%, solo in casi eccezionali e felici superano il 20%. Se poi si analizzano questi indicatori spesso emerge che la metà, a volte assai più della metà, degli stessi è costituita da utenti delle fasce d'età tra zero e diciotto anni, da un'utenza insomma strettamente legata alla scuola (target !) ...
Anche nelle situazioni in forte crescita aumenta la fidelizzazione degli utenti, si incrementa l'utilizzo del servizio da parte di chi già lo usa ma non si registra un deciso allargamento dell'impatto della biblioteca sul territorio. Ciò vuol dire che la biblioteca è concentrata sui suoi utenti ed è orientata a servire sempre meglio i clienti che ne varcano la soglia ma poco fa per chi non la frequenta ancora (target !).
Il risultato è che la biblioteca ricopre un ruolo marginale nella società e che questa marginalità rischia di accentuarsi con il tempo: il circolo virtuoso con i propri utenti (utenti sempre più coccolati e contenti) rischia di trasformarsi in circolo vizioso rispetto al posizionamento dell'istituzione nel contesto territoriale (servizio per pochi, sempre gli stessi, per lo più rappresentanti di fasce marginali della popolazione residente).
La marginalità (target !) è uno dei grossi rischi che oggi corrono le biblioteche pubbliche di base ed è uno degli elementi della crisi attuale. Marginalità vuol dire perdita di ruolo, immagine di basso profilo, basso posizionamento nelle priorità degli amministratori locali oppure - peggio ancora ma caso non infrequente - invisibilità.
E tutto ciò porta con sé cattive notizie sul futuro della biblioteca.
Per uscire da questa situazione occorre invertire il target del lavoro della biblioteca e concentrare intelligenza, energie e risorse sull'85 o 90% dei cittadini che ancora non sono utenti attivi della biblioteca
[ Sergio Conti, Ha un futuro la biblioteca pubblica? 2006 : http://www.aib.it/aib/boll/2006/0603263.htm ]

Nonostante in Italia si parli da anni di una “legge quadro(target !) sulle biblioteche, allo stato attuale non esiste niente, dal punto di vista legislativo e istituzionale, che possa essere semplicemente definito "biblioteca pubblica" (un termine ambiguo e solo apparentemente semplice, come ci spiegherà Paolo Traniello..) …. Le biblioteche (soprattutto oggi, in quella che viene appropriatamente definita “società dell'informazione”) devono necessariamente specializzarsi, seguendo, per ciascuna tipologia (target !), una propria specifica “missione” a seconda del tipo di utenti .. sui quali si concentrano (target !)
[Riccardo Ridi, Un mosaico complesso: le biblioteche italiane,
Economia della cultura, 13(3), 2003]


In considerazione delle numerose specificità (target !) che caratterizzano di norma le biblioteche dei musei …. .. la media giornaliera degli utenti interni e esterni .. è di circa 10 persone, per un ammontare medio di quasi 15 consultazioni giornaliere ….
Per quanto riguarda gli orari di apertura, le circa 29 ore complessive sono suddivise prevalentemente al mattino (16,8 h che corrisponde al 68% dell’orario) e al pomeriggio (9,2 h, equivalenti al 32%). Nessuna biblioteca di museo prevede un orario di apertura serale…. L’utente delle biblioteche di museo ha a disposizione in media …. una ventina di posti a sedere e un paio di accessi all’OPAC e a internet (target !)
[Carlo Bianchini, Biblioteche di museo, queste (s)conosciute,
Biblioteche Oggi, n. 6, 2010]

Polo Museale Fiorentino - Regolamento della Biblioteca degli Uffizi e della Biblioteca Palatina di Palazzo Pitti - Sono ammessi alle Biblioteche .. (target !)
Docenti e ricercatori ..per l'ammissione faranno fede i documenti di titolarità ..in caso di momentanea mancanza farà fede una autopresentazione..
Laureandi con lettera di presentazione del docente; .. in via transitoria (non più di tre giorni di ammissione) farà fede una autopresentazione..
Chiunque svolga, anche a titolo personale, una ricerca che richieda la consultazione di materiale specialistico posseduto esclusivamente da questa..
Orari di apertura (target !) per il mese di settembre : martedì: ore 9.00-17.00, mercoledì: ore 9.00-13.30, giovedì: ore 9.00-13.00, venerdì: ore 9.00-13.00

Il recente dibattito sollevatosi attorno al tema della biblioteca pubblica, del suo futuro e del suo ipotetico stato di crisi, almeno in Italia, mi hanno sollecitato ad intervenire .... Tuttavia non teniamo abbastanza in considerazione, o sentiamo il bisogno di disporre, di altre analisi come ad esempio l’uso di internet, o i tempi e le ragioni del fenomeno mediatico, o i luoghi e i modi della fruizione culturale (per fare solo un esempio: quanto tempo gli italiani dedicano alla televisione, al cinema, al teatro, ai musei, alle mostre, agli spettacoli all’aperto, alla discoteca? che diffusione ha il collegamento a internet e secondo quali mappe territoriali? cosa si fa con internet? per quali usi acquistiamo così tanti cellulari?).
Abbiamo visto che le linee guida considerano il servizio bibliotecario in modo non strettamente aderente ai soli temi del libro, della lettura (target !), dell’informazione. Se proviamo a enucleare dai noti compiti stabiliti dal Manifesto gli elementi focali, mi sembra che questi si possano individuare nelle seguenti parole chiave: conoscenza, informazione, accesso, alfabetizzazione, istruzione, cultura, educazione, sviluppo della creatività, eredità culturale, dialogo interculturale e tutela delle diversità, tradizione orale. La parola “libro” non è presente (target !) nel manifesto dell’Unesco. Libro e lettura, come l’audiovisivo, la risorsa elettronica, internet, direi che sono solo “strumenti per sapere”. Perché allora il core business della biblioteca pubblica in Italia dovrebbe definirsi primariamente nell’ambito del libro e della lettura, e non piuttosto in quello ben più ampio dell’informazione, conoscenza, sapere, cultura? Lo spettro fornito dal manifesto mi pare persino più ampio di questo, per esempio menziona lo sviluppo della creatività. Ma la biblioteca pubblica italiana, l’idea che di essa finora abbiamo proposto, quali di queste “corde” ha provato a “suonare”?
[Elena Boretti, Un grande servizio bibliotecario pubblico per tutti, 2006 : http://www.aib.it/aib/boll/2006/0604383.htm ]



L’equivoco si affaccia già con la denominazione di Biblioteca pubblica, traduzione letteraria di Public Library. (target !) Ma il termine Public Library - e qui sta l’equivoco – non è una denominazione generica riferentesi all’uso pubblico della biblioteca, ma corrisponde a un determinato tipo di biblioteca …La Public Library del mondo anglosassone è dunque un preciso tipo di biblioteca che soddisfa le più svariate esigenze di medio livello a scopo di informazione, di svago e di formazione morale e civile … del cittadino …
Ma in Italia il termine Biblioteca pubblica ha tutt’altro valore: non indica un determinato tipo di biblioteca né di sistema bibliotecario, ma in un’accezione ben più vasta indica tutti gli istituti che erogano il servizio pubblico di lettura e di consultazione …
Le nostre biblioteche storiche sono state fin dall’origine pubbliche e proprio tra le comunali sono le più antiche d’Italia. … A Cesena … la Biblioteca Malatestiana … va considerata la più antica biblioteca comunale di Italia (1452) …
Sorse subito, dunque, l’uso pubblico della biblioteca: che il numero di persone che ne usufruivano fosse assai limitato non significa nulla. A mano a mano che l’istruzione e la cultura sono progredite, che la società si è sviluppata, il numero di coloro che usufruivano della biblioteca è aumentato e le biblioteche sono cresciute in consistenza libraria e in numero sino all’epoca moderna…
Si tratterà di continuare ad alimentare lo sviluppo di questi istituti e di provvedere parallelamente a organizzare, senza scosse, il servizio per la soddisfazione delle esigenze dei ceti di media e meno che media cultura … .. favorendo la più moderna organizzazione di tutte le biblioteche storiche esistenti - comprese quelle statali - e instaurando parallelamente … un apparato bibliotecario che soddisfi adeguatamente gli appetiti di conoscenza e d’informazione dei ceti di persone intellettualmente e culturalmente meno qualificate, abituandole alla lettura…
Un Servizio nazionale di lettura al fine di assicurare la diffusione capillare del libro …
Il sistema … supera la tradizionale e perniciosa distinzione di carattere e di funzione tra biblioteche statali e non statali, considera sia le necessità di conservazione e di sviluppo dei fondi librari antichi… sia l’erogazione e l’estensione ai cittadini di tutto il territorio nazionale del servizio di lettura. … ..
Al XVI Congresso nazionale dei bibliotecari italiani indetto dalla Associazione italiana biblioteche, che si è svolto a Bolzano nell’ottobre 1965 … .. il programma tracciato … prevede inspiegabilmente la soluzione inversa: cioè si impianti un servizio generale di lettura utilizzando le biblioteche … mentre i fondi librari, diciamo così, d’antiquariato, verrebbero custoditi entro i limiti di una sezione della biblioteca. In tal modo, si arriverebbe all’assurdo di una situazione per cui il principale diviene accessorio e viceversa (target !)
[Giovanni Cecchini, 1966]


Appoggiandosi su un criterio, certo in astratto condivisibile, di funzionalità rispetto alle esigenze diversificate dei lettori, all’organizzazione interna delle biblioteche; alle caratteristiche istituzionali dell’organismo ... con la diversificazione delle biblioteche in relazione ai "pubblici" (target !) e, quindi, con la costituzione o con la caratterizzazione di "biblioteche pubbliche", "popolari", "di conservazione", "scolastiche", "di interesse locale", "universitarie", "di fondazioni", "municipali", "provinciali", "dei contadini", ecc., invece di svolgere un servizio compiuto per il pubblico dei lettori, si è impedito che questi lettori si identificassero come pubblico (target !)
[Filippo Maria De Sanctis, Paolo Federighi, Pubblico e biblioteca : nuove frontiere del lavoro educativo all'uso del libro, 1981
http://www.sciedu.unifi.it/CMpro-v-p-126.html ]


L’attuale modello di distribuzione, in Italia, riesce a raggiungere fasce ristrette di popolazione. Raramente la percentuale di cittadini identificabili come pubblico reale della biblioteca raggiunge il 5% (target !). I risultati dei raffronti con altri paesi europei sono notoriamente sfavorevoli all’Italia … L’essere non pubblico non è una proprietà del soggetto, ma un effetto delle regole di distribuzione e dei processi di esclusione messi in atto dalle diverse agenzie con cui il soggetto è entrato in rapporto, che danno luogo a forme di stigmatizzazione educativa e culturale (target !)
[Paolo Federighi, Le condizioni del leggere. Il ruolo della biblioteca nella formazione del Lettore, 1996.
Glossario dell'educazione degli adulti in Europa :
http://www.eaea.org/doc/pub/eurIT.pdf ]

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.... ... ... http://libroinbiblioteca.blogspot.com/2009/11/conclusione.html

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