lunedì 31 luglio 2023

Come il Fascismo spiega la Biblioteca di oggi


ultima modifica 5/8/2023

«mi fo' ardita di chiedere a codesto Ministero ... attenuare alquanto il divieto assoluto ... la Direzione qualche volta permetterebbe di darle in lettura ... per la cultura nazionale ... facendo eccezione al divieto generale … in favore degli studiosi più maturi e più seri, ... tenuto conto della qualità del richiedente..»


Il Bibliotecario da sempre vive un apparente ossimoro: proteggere i libri della Biblioteca e contemporaneamente rendere possibile ai lettori toccare, sfogliare e leggere quei libri.

Un recente libro di Massimo Balducci mi fornisce la strumentazione per interpretare i comportamenti di autorità e servizio dello Stato verso i cittadini in questa contrapposizione tra necessità di conservazione dei beni culturali e opportunità di metterli a disposizione dei cittadini1. L'autore sostiene che le difficoltà della nostra amministrazione derivano dal fatto che il nostro Stato ha cambiato radicalmente le proprie funzioni passando da uno Stato che, al momento della realizzazione dell’unità nazionale, era chiamato a svolgere prevalentemente la funzione di garante della legalità (Stato regolatore o Stato guardiano), ad uno Stato che accanto alla funzione di garante della legalità aggiunge quella di fornitore di servizi e di garante del funzionamento di infrastrutture (Stato funzionale). Questo passaggio avrebbe richiesto un radicale ripensamento dell'amministrazione (che è il braccio operativo dello Stato). Ma in molti casi il cambiamento ha avuto luogo solo in superficie, limitandosi a modifiche legislative senza arrivare, però, a cambiare i comportamenti della macchina amministrativa. In particolare, Balducci si sofferma sulle risorse umane. Il vero architrave della nostra amministrazione è rappresentato dal meccanismo di inserimento al lavoro del neoassunto reclutato rigorosamente attraverso il concorso. Il neoassunto impara concretamente ad operare per affiancamento, cioè, impara ad operare a seguito delle istruzioni che riceve dal suo superiore e le indicazioni che riceve dai colleghi. Questo fa sì che l’evoluzione della normativa a livello di Costituzione e legge non si trasferisce nei regolamenti, nelle circolari, negli ordini di servizio e nelle indicazioni che il neoassunto riceve dal superiore e dal collega anziano: qui si è sempre fatto così è invece l’imperativo categorico, imperativo che vale anche nei rapporti tra amministrazione e cittadino.

Per capire i comportamenti delle Biblioteche di oggi ripercorriamo schematicamente le soluzioni del passato, in particolare con riferimento all'organizzazione degli spazi della Biblioteca e al rapporto tra libri e lettori2.

Il Regolamento della Biblioteca Reale Borbonica del 1822 ci offre la descrizione delle Biblioteche della prima metà dell'Ottocento.

«La Biblioteca sarà distinta in due parti : la prima destinata a studiarvi sarà aperta al pubblico , … l'altra interamente separata , ed accessibile soltanto agl'impiegati … servirà per conservarvi i libri. Questa parte sarà suddivisa in tre sezioni ; la prima pe' manoscritti ; la seconda pe' le edizioni pregevoli ; e la terza pe' libri di uso». Nella «parte destinata allo studio … sarà ammesso a studiarvi chiunque» ma «soltanto i libri stampati di comune uso , non mai i codici e quelli di edizioni rare e preziose , i quali insiem cogli altri che contengono figure non usciranno mai dalle stanze interne , ma potranno soltanto darsi a coloro che ne avranno tenuto il permesso di S. M. per mezzo della Real Segreteria di Stato di Casa Reale , e dovranno i lettori rimanere in una stanza separata sotto gli occhi di uno de' Bibliotecarii o Scrittori , il quale ne sarà responsabile».

Con i regimi costituzionali del 1848 non cambia la disposizione degli spazi ma il rapporto tra libri e lettori si amplia. Significativo il regolamento del 1876 della Nazionale di Firenze:

«La lettura è libera per qualunque persona e 
per ogni sorta di Libri. Solamente è vietato di 
consegnare ai giovani le opere offensive della 
morale e del buon costume, i Romanzi e gli altri 
libri destinati più alla ricreazione che allo 
studio, ed ai più giovani anche quelli 
pregevoli e di molto valore». 

Al Congresso dei Bibliotecari del 1905 per la prima volta i Bibliotecari affrontano il problema dell'affollamento delle Biblioteche. L'intervento del Conte Moroni, Bibliotecario della Alessandrina, ci fa capire che esistevano anche delle sale riservate a pochi lettori ma solo a protezione di manoscritti e incunaboli. Ci conferma poi che «tutto il patrimonio storico delle Biblioteche, dal secolo XVI in poi, rimane a disposizione del pubblico» in sala lettura. A questo punto esprime le preoccupazioni dei Bibliotecari relativamente al fatto che tutti quei libri, cioè anche e soprattutto le opere di pregio «è permesso di darle in lettura senza alcuna garanzia al primo venuto e senza neanche la sicurezza di sapere chi egli sia». Il Conte, quindi, propone «alcuni espedienti». Il primo è di assegnare «le sale riservate, con le cautele e le garanzie che ne accompagnano l'uso», non unicamente ai lettori dei manoscritti e degli incunaboli, ma bensì a «tutti i lettori di libri ... patrimonio storico della Biblioteca». Il secondo è quello di mettere a disposizione nella sala pubblica «una piccola biblioteca dei libri che possano servire al gran pubblico». Il Professore e Bibliotecario Fumagalli dissentì elegantemente con queste parole:

«La proposta che egli suggerisce non è illiberale, ed egli l'ha dimostrato, ma purtroppo ne ha l'apparenza ed io temo che nessun ministro avrà mai il coraggio di proporre una riforma simile».

Alla fine il progetto del Conte Moroni non passò e una simile soluzione, anche se «servirebbe a diminuire molto gli inconvenienti», fu definita un inganno (una «gherminella») da Gnoli3, il socio Conte comm. Direttore della Nazionale di Roma, in quanto:

«la legge vuole oggi che la biblioteca sia 
pubblica e il bibliotecario non può 
mettere fuori una parte del gran pubblico e dire: 
la biblioteca è aperta a tutti, ma viceversa 
i libri non sono aperti a tutti».

Nel 1907 si ha un primo cambiamento di questi equilibri interni alla Biblioteca. Viene allestita la sala consultazione4 che migliora fortemente i servizi per la lettura. Infatti, la sala consultazione offre immediatamente al suo interno una parte delle raccolte di pregio della Biblioteca che il lettore può prelevare direttamente dagli scaffali senza formalità. Però in questo modo non vi è più equilibrio tra le esigenze dei lettori e le esigenze della protezione dei libri perché è stata eliminata sia la cautela dalla separazione tra magazzino e sala aperta al pubblico sia la preventiva registrazione del libro richiesto dal lettore al Bibliotecario. La soluzione a questa nuova situazione che contempera le esigenze della Biblioteca con quelle dei lettori viene offerta dal Bibliotecario Capo di Firenze in una lettera del 1907 al Ministro. L'idea è di applicare per analogia alla sala consultazione le norme nazionali sul prestito, ossia di limitare l'accesso agli studiosi «ben conosciuti» dalla Direzione a cominciare dagli «studiosi ammessi al prestito senza malleveria». A questo punto il rapporto tra lo Stato e il cittadino oscilla tra un rapporto di servizio e un rapporto autoritario. E questa oscillazione si intreccia con una concezione della società stratificata. Significativa è la soluzione descritta nel 1931 da Luigi De Gregori5:

«La biblioteca Vittorio Emanuele ... era presa d'assalto ogni giorno da una folla promiscua di studiosi professionisti e di lettori occasionali ... È bastato mettere una divisione tra l'una e l'altra categoria di lettori, lasciando esclusivamente ai primi la Biblioteca Nazionale e fornendo in separati locali, con circa diecimila volumi di nuovo acquisto, con cataloghi e con personale proprio, la biblioteca «per tutti», per dare equilibrio a due istituti che prima si minavano a vicenda».

Così lo Stato Fascista era riuscito dove lo Stato liberale si era dovuto fermare. Da quel momento in poi la sala lettura non presenterà più i rischi temuti dal Conte Moroni perché fu adottata la soluzione drastica a cui nel 1905 si opposero Gnoli e Fumagalli. E De Gregori poté ringraziare il Regime a nome dei bibliotecari: «finalmente s'è potuto attuare ... a fiancheggiare l'azione statale ... è sorta da un anno l'Associazione dei bibliotecari italiani».

Nel 1939 Vittorio Camerani scriveva: «Chi sono le persone che devono godere il diritto di uso della biblioteca? … Il miglior giudice sarà sempre il bibliotecario».

Ancora sotto il Fascismo, nel 1942, dopo l'introduzione della censura su stampa ed editoria e delle leggi razziali6 - la Direttrice della Alessandrina Maria Ortiz propone al Ministero, che accetta, di conferire al Bibliotecario il potere di

«concedere il permesso di lettura … facendo eccezione al divieto generale [di lettura delle opere di autori di cultura ebraica] … in favore degli studiosi più maturi e più seri, ... tenuto conto della qualità del richiedente, e di tutte quante le altre circostanze concomitanti».

Infine, nel 1974 nasce il Ministero dei Beni Culturali e il suo apparato assume i compiti dello Stato funzionale del settore cultura. L'anno dopo la Relazione delle Sale di Consultazione della Bncf del 1975 ci indica come la conservazione delle raccolte librarie sia ancora il compito prioritario dei Bibliotecari:

«È stato un anno difficile ... per le seguenti cause: 
1) aumento del pubblico [come nel 1905 e nel 1931]: 
infatti la lettura di tutto il materiale che riveste 
un minimo di rarità e di pregio è stata trasferita 
nelle sale di consultazione per sottrarla all'
assalto dei lettori meno qualificati e male identificati».

E queste ultime parole ci appaiono più chiare se le affianchiamo alla soluzione di identificazione e accreditamento per l'accesso in sala consultazione, così indicata dal professore ed ex Bibliotecario Piero Innocenti durante un'intervista riportata sul suo blog:

«mi trovai di fronte un gentile signore che 
chiedeva con sommessa cortesia ...
 i libri ... sottoponendosi docilmente a
tutte le procedure di identificazione e 
accreditamento».

Questa se pur schematica rassegna è sufficiente per comprendere le Biblioteche di oggi, che incarnano tutte le soluzioni precedenti sia pure adattate dal mutare dei contesti in cui la Biblioteca si è evoluta. Come nella Biblioteca dei primi dell'800 gli spazi sono oggi distinti tra magazzino librario, per la conservazione di libri e rari, e zona aperta al pubblico. La zona aperta al pubblico (nelle Biblioteche maggiori) è divisa in più sale: “lettura”, “consultazione”, “manoscritti e rari”. Dove è possibile anche “musica”, “stampe”, “carte geografiche” eccetera (nelle Biblioteche minori, dove lo spazio disponibile non consente di allestire più sale, di solito tutta la Biblioteca è ad accesso riservato a pochi fortunati a prescindere dalla data di pubblicazione del libro richiesto; in altri casi la distinzione è fatta invece a livello di tavoli, nel senso che i lettori delle opere più pregiate sono tenuti a sedersi nei tavoli accanto a quello del Bibliotecario, come nella Biblioteca del 1822).

L'aspetto che è cambiato di più rispetto al passato riguarda le soluzioni che regolano il rapporto tra lettori e libri, ossia l'uso delle sale distinte tra sala lettura e riservate. La separazione dei lettori ricalca quella dei libri, dalle più importanti sale riservate a quella lettura, in un ordine gerarchizzato nel senso che il cosiddetto studioso ha una tessera che gli permette l'accesso a tutto il patrimonio librario, alla sala che preferisce e può richiedere in sala riservata anche i libri di recente pubblicazione. Questi sono invece l'unica possibilità di lettura per i semplici utenti della sala lettura7. Nonostante tra i compiti dello Stato funzionale di oggi verso i cittadini vi sia la conoscenza, la promozione e la fruizione (sia pure «prudente e avvertita») delle raccolte librarie, per quest'ultima porzione del pubblico non è ancora prevista la possibilità di sfogliare i libri che rappresentano il patrimonio storico della Biblioteca perché questi restano presenti e sono distribuiti esclusivamente nelle sale riservate agli “studiosi”. Oggi come un secolo fa la parola “studiosi” indica il ristretto pubblico che può accedere direttamente ai libri della sala consultazione. Tra questi troviamo i «professori» e gli «studenti con lettera di presentazione dei professori» che, come ci suggeriva il Bibliotecario Capo nel 1907, facevano sicuramente parte delle persone «ben conosciute». Ma il Regio Decreto sul prestito aggiungeva altri soggetti in un lungo elenco di persone. Chi ha buona volontà e così tanto tempo libero da intercettare gli orari di apertura delle Biblioteche può rendersene conto andando in Biblioteca per godere con calma della possibilità di scovare nei cataloghi e poi sfogliare le vecchie raccolte normative del Regno, ma per averne subito un'idea può fare riferimento alle categorie che riecheggiano nei regolamenti di oggi e che possiamo più agevolmente scorrere sul video grazie a internet. In particolare, sul sito della Nazionale di Napoli all'articolo 22 troviamo: rappresentante del Parlamento, ambasciatori, consoli, dirigenti o funzionari direttivi dello Stato o dei Comuni, prelati, professori di scuole secondarie. Nel Regno d'Italia del 1907 queste categorie di persone avevano in comune con i professori ed i loro studenti universitari, ai fini di un accesso controllato alla sala consultazione, il fatto di rappresentare l'insieme delle persone ben conosciute dal Bibliotecario in una società dove lo Stato, l'amministrazione, riconosceva i cittadini “a vista” per la notorietà del loro ruolo sociale oppure perché presentate da una di quelle persone già note. La stratificazione sociale poi facilitava il compito dell'amministrazione perché si concretizzava in una élite limitata di persone che si conoscevano bene tra loro e che si legittimavano reciprocamente. Il Bibliotecario Capo, nell'inaugurare un nuovo servizio dove i lettori possono autonomamente e liberamente prelevare i libri dallo scaffale, sentì il bisogno di proteggere maggiormente quei libri limitando l'accesso in sala consultazione alle persone «ben conosciute», nel senso di ben identificabili e riconducibili ad una élite di persone che si fidano reciprocamente. E tutto questo allo scopo di avere la garanzia di poterle rintracciare in caso di furti o danneggiamenti, così come dovevano essere rintracciabili le persone che non avessero restituito il libro avuto in prestito. Questo era il contesto di allora e le soluzioni ad esso coerente. L'Anagrafe in Italia fu introdotta da Napoleone e inizialmente solo per facilitare l'arruolamento dei giovani dispersi nelle campagne8 e la carta di identità fu introdotta successivamente, nel 19319. Ma nella Repubblica costituzionale e nello Stato funzionale di oggi cosa hanno in comune le categorie di soggetti richiamate? Niente! O forse il solo fatto di concorrere a ridurre notevolmente il numero di persone che potrà sfogliare quelle raccolte in Biblioteche da decenni non più affollate. Qui siamo di fronte ad una vera e propria “traslazione dei fini” dell'amministrazione dovuta al diverso significato che le parole assumono nei doversi contesti culturali che si affermano nei diversi periodi storici. E questa spiega come mai il Bibliotecario di oggi non si accontenta più di identificare i lettori ma richiede l'accreditamento, ulteriori “garanzie” riassumibili nel dover dimostrare di svolgere un'attività di ricerca nelle Università e che le raccolte della Biblioteca siano indispensabili per proseguire tali ricerche10. Ce lo confermano, ad esempio, le regole sul sito internet della Medicea di Firenze11. Ma dobbiamo renderci conto che il Bibliotecario Capo del 1907, se potesse tornare a svolgere il suo lavoro nel contesto di oggi con la stessa diligenza e competenza di allora, non utilizzerebbe più le categorie degli “studiosi” e la lettera di presentazione per rilasciare la tessera della Biblioteca alle persone ben conosciute bensì la carta d'identità che ogni cittadino maggiorenne può facilmente esibire (e che nell'attuale versione detta “elettronica” registra anche le impronte digitali). Ma, come abbiamo visto con De Gregori, Camerani e Ortiz, dopo il Fascismo gli scopi della Biblioteca erano cambiati: la soluzione di identificare i lettori per renderli responsabili della corretta manipolazione del libro-oggetto era stata sostituita con quella di una selezione delle qualità del lettore che chiedeva di avvicinarsi al libro-testo. Quindi nonostante la diffusione dell'uso della carta d'identità una prassi che si ispirava a concezioni superate è sopravvissuta. Non solo perché non si è voluto rinunciare a un potere (vissuto come indicatore di prestigio del proprio ruolo) che nello Stato funzionale è divenuto assurdo e illegittimo ma anche come conseguenza del fatto che l'operatività del Bibliotecario viene trasmessa per affiancamento dal più anziano ai giovani neo-reclutati. Ad esempio, la Relazione delle Sale Consultazione della Bncf realizzata il primo anno dopo l'istituzione del Ministero dei Beni Culturali (oggi Ministero della Cultura) ci fa capire che non fu affatto colto il cambiamento di prospettiva richiesto alle Biblioteche in favore di tutti i cittadini, ossia mettere la conservazione al servizio della promozione e della fruizione. Principio non solo derivante dagli articoli 9 e 3 della Costituzione [ascolta: Bibl'aria e Berardino Simone, Quanto sono pubbliche le biblioteche pubbliche italiane? «Il Ponte. Rivista di politica economica e culturale fondata da Piero Calamandrei» 2005: https://www.podomatic.com/podcasts/biblaria/episodes/2005-10-05T14_32_51-07_00] ma anche ripetutamente affermato dal Legislatore per decenni: nel Decreto-legge che ha istituito il Ministero per i Beni Culturali nel 1974, nel DPR 417/9512, nel Testo Unico dei Beni Culturali del 1999, nel vigente Codice dei Beni Culturali del 2004 (art. 101) e ancora nel DPCM n. 171 del 201413.

Lo schema evidenziato da Balducci per le varie articolazioni dell'amministrazione viene confermato anche nel caso delle Biblioteche. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno comune a tutte le pubbliche amministrazioni che risultano particolarmente refrattarie ai tentativi di riformarne i comportamenti in modo da renderli congruenti con le nuove funzioni che ci si aspetta che le strutture pubbliche svolgano a favore della società. Balducci argomenta inoltre che per cambiare l’azione delle strutture statali non basta modificare le norme giuridiche, bisogna intraprendere una pesante azione formativa in grado di agganciare i comportamenti quotidiani agli obiettivi dell’azione pubblica, superando l’effetto deleterio della formazione per affiancamento che si basa sul principio qui si è sempre fatto così!.

1 M. Balducci, Un gatto che si morde la coda ovvero le riforme della pubblica amministrazione, Guerini e Associati, Milano, 2023.

2 Qui va richiamata l'affermazione di «uno dei massimi esperti in conservazione di materiali documentari»: «Credo che sia il caso di sfatare la superstizione che il degrado di questi beni culturali sia accelerato dalla fruizione. Parlo ovviamente della fruizione prudente e avvertita: un libro antico non può essere consultato come si farebbe con un quotidiano che è prodotto per durare un giorno. Ciò premesso, stabilito che è nostro dovere trasmettere ai posteri il patrimonio culturale che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, vorrei far notare che anche noi siamo tra i posteri cui spetta il godimento di quelle testimonianze del passato». C. Federici, Un selfie pagato a caro prezzo, https://ilmanifesto.it/un-selfie-pagato-a-caro-prezzo, 17 giugno 2015. (14/7/2023).

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3 Documenti raccolti a cura della Società bibliografica italiana. Milano, Società Bibliografica Italiana Edit., 1905.

4 Rinvio a «SIMONE Berardino», Una democrazia per pochi. I limiti di accesso alle biblioteche statali. 2016. https://www.forumcostituzionale.it/wordpress/?page_id=10343. (14/7/2023).

      5 De Gregori, 1931, https://www.aib.it/aib/stor/testi/degregori3.htm, (14/07/2023).

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6 Rinvio ai libri di Giorgio Fabre, L'elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei,Torino, Zamorani. 1998 e Carlo De Maria, Le biblioteche nell'Italia fascista, Milano, Biblion. 2016.

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7 Lettori che non di rado si tenta di “orientare” altrove: ... è sicuro di aver bisogno di una biblioteca come questa? … è già stato in una biblioteca comunale? ...

8 Rinvio a Marco Meriggi, Gli Stati italiani prima dell'Unità, Milano, Il Mulino. 2011.

9 Secondo l'Enciclopedia del Diritto (Giuffrè, 1960) «il documento di riconoscimento denominato carta d'identità ha la sua regolamentazione giuridica nel t. u. leggi p. s., approvato con r. d. 18 giugno 1931, n. 773. Già nel … 1926 … era prevista … ma … fra le disposizioni relative alle persone pericolose per la società». E ci pare un'ipotesi plausibile che questo precedente ne abbia rallentato l'accettazione e la diffusione tra la generalità dei cittadini.

10 Per inciso, ricordo che non stiamo riflettendo sui compiti delle biblioteche di Facoltà afferenti al Ministero dell'Università ma di un istituto del Ministero della Cultura al pari di Musei, Monumenti aperti al pubblico, ecc.

11 Nella Medicea Laurenziana «la consultazione diretta degli originali è consentita solo per motivate esigenze di ricerca» e questo non solo per i manoscritti ma anche per i libri a stampa. E si esclude il servizio prestito dei libri a stampa più recenti (per i quali le esigenze di conservazioni sono minori e diversamente da quanto previsto dall'art. 54 del superiore DPR 417/95) perché si vuole che tutto resti a esclusiva disposizione dei pochi studiosi “ammessi” in Biblioteca.

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12 Rinvio a B. Simone, La certificazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Quale rapporto fra norme ISO e norme giuridiche? [il caso della Biblioteca Nazionale di Firenze], De qualitate, (9), 2002, pp. 25-27. B. Simone, (2014). La “sfida” dei beni culturali. Dalle biblioteche di “conservazione” alla “Biblioteca Pubblica” (Lettera ai restauratori). Bibliothecae.it, 3(1), 233–264. https://doi.org/10.6092/issn.2283-9364/5717, (14/7/2023).

13 «Regolamento di organizzazione del Ministero … Le Biblioteche … svolgono funzioni di conservazione … del patrimonio bibliografico, assicurandone la pubblica fruizione».

Eppure: https://www.archiviando.org/forum/viewtopic.php?f=2&t=3195 (14/7/2023).

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