sabato 5 aprile 2014

Leggere, leggersi. Con consapevolezza

Connettersi / "Leggersi": Ludoteca vs Biblioteca?
ULTIMA MODIFICA IL 6/1/2015 .



Ancora oggi, con la loro crudele secchezza, le statistiche ci dicono che non più dell'8% legge seriamente libri e giornali ... ...  
Il ritorno del libro e del vero lettore si avrà, forse fra cinquanta-sessanta anni, quando finalmente si sarà probabilmente compreso che la tecnica è una protesi, un prolungamento, un arricchimento per l'uomo, che non garantisce però, insieme con quello elettronico-meccanico, il progresso intellettuale e morale ... 
C'è il piacere della lettura. ... Leggere significa anche, e forse in primo luogo, leggersi, autoauscultarsi, guardare fuori di sé per tornare dentro di sé, trasformati. ... c'è dunque il piacere, ma anche la fatica di leggere ... 
Leggere non è un'esperienza passiva. ... Per questo, il piacere di leggere è correlativo alla fatica di leggere. Oggi non si legge perché si è distratti, incapaci di concentrazione sulla pagina, imbambolati davanti allo schermo e alle sue immagini colorate ... 
La logica analitica della lettura è stata battuta dalla logica dell'immagine sintetica ...  Il piacere di leggere, forse, è stato soffocato dalla seduzione dell'immagine ... 
Siamo in presenza ... di un radicale cambiamento non tanto e non solo di modi di fare, bensì delle modalità e delle coordinate del pensare. L'accumulo e la velocità dei flussi informativi rendono di fatto impossibile padroneggiare razionalmente le informazioni e costruirsi una propria tavola delle priorità. C'è uno schiacciamento sull'immediato che sembra provocare o quanto meno a poco a poco portare alla obsolescenza della consecutio temporum e al predominio dell'hic et nunc. ... 
La memoria è sotto attacco ma in modo insidioso. Viene sgretolata dall'interno mentre, in apparenza si presume o si pretende di aiutarla. In realtà, la memoria viene dichiarata e ritenuta obsoleta. ... Ma senza memoria l'essere umano si svuota ... L'apparente simultaneità e scioltezza con cui possono sperimentare e ottenere informazioni e immagini con una varietà di mezzi tecnici, che funzionano senza sforzo e sempre in tempo reale, rendono desuete la scelta, l'attenzione e la concentrazione. ... 
La cultura cessa di essere auto-coltivazione. ... Dai “social-network” all'uso generalizzato del tablet stanno emergendo e minacciano ormai di occupare tutta la scena gli eterni adolescenti, i “tecnobambini”, ... i “frenetici informatissimi idioti”. ... ... 
L'immagine non ha bisogno di parlare. ... il messaggio iconico prescinde dalla variabilità storica. ... È auto-evidente e nello stesso tempo dotato di un temibile potere ipnotico a portata universale ... 

(FrancoFerrarotti. La parola e l'immagine. Solfanelli. Chieti 2014)




La buona lettura non ha bisogno di questi atteggiamenti pseudodemocratici di degnazione paternalisticamente condiscendente ... Cultura vuol dire in primo luogo consapevolezza, quindi capacità di valutazione globale delle situazioni umane specifiche, storicamente determinate. ... È l'espressione del ritorno critico su di sé di cui sembra che dispongano gli esseri umani a differenza degli animali ... 
Ma la teconologia è una perfezione priva di scopo. Ci insegna quali sono le istruzioni per l'uso. Ci spiega come. Non dice assolutamente nulla sul perché. Per questa ragione, il primato del discorso tecnico ... trasforma i valori strumentali in valori finali. Fa convivere progresso materiale e barbarie interiore. ... 
È fondata la preoccupazione di coloro che temono che ... le reti comunicative planetarie che la «rivoluzione digitale» ci promette e in parte già oggi ci fornisce, finiscano per «cancellare» la storia. Siamo nella paradossale situazione di persone che sono nello stesso tempo poste in grado di informarsi di ciò che avviene, letteralmente, in tutto il mondo, e che si ritrovano, nella loro quotidiana realtà esistenziale, orfane, figli di nessuno, in balia di forze che non riescono a controllare e che molto spesso neppure conoscono. Essere schiacciati nel presente equivale in definitiva ad essere annullati come soggetti pensanti ... 
L'immagine è sintetica e non ha nulla a che fare con il discorso analitico, cartesiano, della carta stampata. Poiché è sintetica, l'immagine lavora sull'emotività, dello spettatore, fa primeggiare in lui la reazione emotiva sul ragionamento deduttivo. ... 
La lettura lenta di un tempo è ormai considerata un vizio assurdo, quindi imperdonabile, nel caso migliore un lusso inaccettabile nel mondo dell'utilità immediata ... ... 
Scrigni abbandonati per strade polverose o negli anditi bui delle case e della storia, i libri sono i custodi discreti, silenziosi delle parole. Attendono pazienti i loro lettori, attendono coloro che li faranno parlare, che sapranno ascoltarli, raccolti, concentrati, in silenzio 

(Franco Ferrarotti. Leggere, leggersi. Donzelli. Roma 1998)






Non si sono aperti nuovi orizzonti per la lettura dei testi in un nuovo formato; questa lettura è stata invece rubata. ... 
Per riassumere queste considerazioni, il libro di carta presenta una serie di vantaggi cognitivi proprio là dove gli si vogliono imputare dei limiti tecnologici che l'ebook supererebbe: la linearità che permette di semplificare la comprensione, l'offrire gli argomenti nello spazio di una pagina stabile e non scorrevole che permette di tenere sott'occhio molti pensieri alla volta, l'isolamento relativo rispetto ad altri artefatti cognitivi che potrebbero entrare in concorrenza con la lettura, lo stesso peso fisico del libro come fonte di informazione. Trasferito su un supporto digitale, il libro diventa un'altra cosa, perché entra in competizione con concorrenti agguerriti e predatorii. ... 
Se l'informazione è letteralmente dovunque, nell'aria intorno a noi, qual'è il vantaggio di una biblioteca? Per rispondere in modo lungimirante dobbiamo di nuovo pensare alla protezione dell'attenzione. ... Se le biblioteche vogliono veramente attrarre nuovi lettori, o aiutare gli utilizzatori esistenti a difendere la lettura, non dovrebbero (soltanto) imbottirsi di nuove tecnologie, Wi-Fi, schermi, ma approfittare del vantaggio che hanno rispetto alla casa e al telefonino. Come la scuola, sono anch'esse spazi protetti. 

(Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale. Laterza. Bari 2013)




È proprio vero che il bibliotecario è quella persona dall’aria dimessa e triste, che passa le giornate a mettere a posto i libri sugli scaffali e a redarguire gli utenti refrattari al silenzio? Pare di no, almeno a giudicare da questo libro, nel quale i bibliotecari e le bibliotecarie sembrano si stiano liberando dalle schiavitù degli antichi stereotipi, per vivere una vita professionale molto intensa, a diretto contatto con la comunità nella quale operano: con i lettori da conquistare ogni giorno, con gli sponsor da convincere a sostenere le attività della biblioteca, con le tante connessioni da attivare tra le istituzioni, i singoli, i gruppi, per creare partnership di progetto.
Per loro la biblioteca non è un rifugio sereno dai contatti con il mondo, ma è la base di lancio per creare relazioni, condividere attività, mettere la biblioteca a disposizione della città, incrementando nella gente la consapevolezza del valore strategico e insostituibile dei suoi servizi.
Pensato espressamente per i non addetti ai lavori, il libro racconta in modo semplice ma convincente le diverse “faccette” del lavoro nella biblioteca pubblica, evidenziando il richiamo a quei valori fondamentali che offrono al bibliotecario l’opportunità di vivere una esperienza umana e professionale di grandissimo spessore, nonostante le difficoltà e gli intoppi che, specie nel nostro Paese, mettono ogni giorno a rischio la sopravvivenza stessa delle biblioteche e rendono più arduo che altrove l’accesso a nuove posizioni di lavoro. 





Lo sviluppo travolgente del web e dei social media sta rivoluzionando molte delle certezze acquisite in tema di comunicazione, imponendo un vero cambio di paradigma nel modo di pensare e di proporre i servizi e le pratiche bibliotecarie.
I temi della condivisione/collaborazione interna, della conoscenza come proprietà della rete, dell’ascolto dell’altro e dei riti dei social come nuova esperienza di dono alla rete, rappresentano l’occasione per sviluppare nuovi comportamenti di comunicazione partecipativa che permettono di vivere il web come risorsa globale condivisa. I bibliotecari hanno le giuste motivazioni per operare in questa realtà? Sanno che strumenti adoperare per appellarsi all’immaginario del pubblico e rinsaldare la loro etica identitaria? Sono consapevoli del confine tra la componente personale ed emotiva che riversano nella pratica di scrittura sui social e il ruolo istituzionale che ricoprono?
Il libro è una guida che, attraverso la descrizione dei diversi social network, degli strumenti e delle strategie da adottare, vuole rispondere a queste domande, con un'attenzione sia agli aspetti teorici che pratici, nell'ottica di fornire alle biblioteche qualche coordinata per orientarsi meglio in uno scenario in continuo cambiamento. 






Si è molto insistito sulla contrapposizione biblioteca pubblica / biblioteca storica ... Credo d'aver partecipato anch'io a quest'insistenza, tanto tempo fa. Se è così, me ne pento, e sono ansioso d'una ritrattazione ... Penso ora che nessun provvedimento sarebbe più nefando che spezzare in due, per così dire, le biblioteche: da una parte i fondi storici, dall'altra i fondi "da biblioteca pubblica", in vista di un diverso modo di gestirle ...
Se una missione c'è per i bibliotecari di biblioteche storiche o della parte storica d'una biblioteca, non è certo quella d'imitare i colleghi della biblioteca moderna; ma di portare a grado a grado questi su una diversa posizione: una posizione comune su che cos'è un documento, che cosa significa, che cosa si deve farne ...
Va ricercata l'unità. Che non è necessariamente unità fisica, e che poi non è soltanto l'unità all'interno di una biblioteca che si presuppone dotata di due anime, fenomeno già dubbio in natura; ma è l'unità all'interno dell'intero mondo bibliotecario ...
va riformato un modo di vedere che appartiene ancora a troppi di noi: vedere nelle biblioteche storiche solo una delle tante specie di museo e nelle biblioteche pubbliche solo un mercato d'informazioni non potrà essere ancora a lungo il fondamento del nostro lavoro.
Se le biblioteche reggeranno il confronto con gli strumenti moderni e continueranno a esercitare le loro funzioni sarà proprio per questo, perché saranno riuscite a rappresentare l'unità e la continuità storica della cultura.

(Luigi Crocetti. Una cultura di servizio per le biblioteche storiche? “IBC. Informazioni commenti inchieste sui beni culturali”. 2004: 







domenica 17 novembre 2013

Conservazione al servizio della Fruizione (spunti)

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ULTIMA MODIFICA IL 25/02/14


“Conservation is vital - if items are not in a fit condition to be handled then they cannot be used. Your support will help us to treat items and return them to the shelf quickly.” 

Cordelia Rogerson 
Head of Conservation

"Our collections are in constant use. Last year 4 million items alone were called up in our Reading Rooms... we keep our collections fit for purpose and in the best possible condition so that they can be available for everyone’s enjoyment, both now and in the future."




ANTHONY PANIZZI
ITALIAN PATRIOT
PRINCIPAL LIBRARIAN
1856 - 1866

"Quando Panizzi divenne, nel 1831, assistent librarian al British Museum "l‘idea che un museo esiste sopra tutto per la delizia di chi lo custodisce era allora, anche in Inghilterra, un sottinteso comune": meno erano i visitatori più il bibliotecario era contento, a cominciare dal direttore sir Henry Hellis. …
La sua visione delle cose indubbiamente è di stampo illuministico-riformatore e ha radici nel paese d‘origine: proprio a Reggio Emilia i suoi impazienti compaesani, un anno avanti ch‘egli nascesse, non avevano atteso l‘arrivo dei francesi per proclamare la repubblica e, come primo provvedimento di carattere istituzionale, avevano creato la "Libreria nazionale" (1 novembre 1796) ...
Il British Museum, secondo Panizzi, non poteva accontentarsi di restare puramente un luogo di esposizione di cimeli ma doveva diventare un‘istituzione "for the furtherance of educational, for study and research"; se il pubblico sembrava pressoché indifferente a tale prospettiva ciò era dovuto alla mancanza di un vero servizio e della strumentazione necessaria ...
Non era solo un proposito … ma ancora prima un principio di libertà e giustizia da attuarsi in quello "Stato di diritto" già vagheggiato dal carbonaro di Brescello e riaffermato nel pamphlet contro i processi del governo estense. Un principio che suonava rivoluzionario, a metà Ottocento, anche nella liberale Inghilterra; che in Italia solo trent‘anni fa ha trovato posto sulla carta costituzionale e attende ancora di essere tradotto in pratica"

[Luigi Balsamo, 1979]










Quante volte avete sentito dire all'ingresso di una piccola biblioteca antica o di una sala "riservata" di quelle più grandi: "No. I nostri [ i loro?? ] libri non li possono leggere tutti perché si sciupano!" ?
Il primo pensiero che viene a chi riceve questo rifiuto ad accedere non a un libro in evidente precario stato di conservazione ma a una raccolta di "beni culturali", a un'intera biblioteca Pubblica è: "Ma allora a che (a chi) serve questo Servizio Pubblico? e lei che non vuole farmi leggere i libri che ci fa qui? Perché riceve uno stipendio dallo Stato se non offre alcun servizio, anzi lo impedisce???".....

Voglio provare a mettere insieme qualche spunto di riflessione su cosa siano oggi la prevenzione e la conservazione del libro e cosa dovrebbero e potrebbero essere se gli attuali responsabili delle biblioteche si dessero l'obiettivo (come richiede la Legge) di coniugarle con la "valorizzazione" e la "promozione", e quindi, di metterle al servizio della fruizione da parte di un pubblico di lettori il più vasto possibile.
Naturalmente qui l'ottica potrà essere solo quella dell'utente, che non ha accesso al back-office delle biblioteche, non dell'esperto di conservazione o del restauratore (perciò contributi "professionali" sarebbero graditi...). Da questo punto di vista, sembra utile affiancare alla descrizione delle prassi osservabili nelle sale di lettura delle biblioteche quanto si trova descritto nella letteratura specializzata sulla "manipolazione" e sul corretto uso del libro da parte dei lettori.



Partiamo riproponendo un brano di Alfredo Serrai:

"Una Biblioteca, che si caratterizzi come pubblica, è tenuta a soddisfare due obblighi: il primo è quello di mettere a disposizione dell'utenza, con le modalità più larghe e liberali, le raccolte librarie di cui si trova dotata; il secondo è quello di tutelare quello stesso materiale librario in maniera che non soffra danneggiamenti, né per l'uso né per l'azione di fattori comunque nocivi, quali umidità, temperatura, inquinamento chimico, insetti, ecc. ...
Una delle soluzioni - la più comune anche perché la più agevole - è quella di dividere la Biblioteca in due settori spesso rigidamente distinti: ... le notizie sulle edizioni incunabulistiche normalmente neppure compaiono nel catalogo generale per autori. ...".

La principale misura per assicurare la conservazione del libro nelle nostre biblioteche antiche è infatti basata sulla limitazione del numero di lettori. La soluzione è così grossolana, generica e indipendente dallo stato effettivo di "conservazione" del libro che si può dire si basi solo su pregiudizi "sociologici" che non solo sono privi di fondamento tecnico-professionale, ma mettono anche in secondo piano l'applicazione delle regole per una corretta manipolazione.



Prendo ad esempio la BNCF:  Non è scritto da nessuna parte ma dall'organizzazione dei servizi traspare chiaramente che un libro precedente agli ultimi 80 anni circa deve essere consultato il meno possibile, a prescindere dall'effettivo stato di conservazione. Quindi non può essere letto da chiunque. A questo fine non viene distribuito nella Sala Lettura, quella "aperta a tutti", ma solo nelle sale "riservate" dove possono accedere esclusivamente i non meglio definiti "studiosi".
Una simile regola sembra comprendere implicitamente tutte quelle suggerite dalla letteratura specializzata per una corretta manipolazione del libro. E' come se si dicesse, ad esempio, che ogni studioso che entra in sala "riservata" ha sicuramente le mani pulite e inoltre sicuramente, ogni volta, dopo aver letto un libro prima di passare al successivo scende dal primo piano fino al piano interrato per lavarsi le mani. Non posso dire nulla, naturalmente, sullo mani degli "studiosi" quando entrano in Bncf, ma chiunque può verificare che non esiste l'abitudine di passare dai bagni posti al seminterrato della biblioteca prima di salire nelle sale "riservate". Quindi, in qualunque modo i responsabile della Bncf abbiano deciso di comunicare le regole per una corretta conservazione durante la manipolazione del libro, sicuramente queste non sono applicate in pieno (e di questo è consapevole anche la Direzione della biblioteca, che evidentemente preferisce affidarsi alla "selezione" all'ingresso degli utenti).



Anche riguardo le regole per prevenire i rischi della luce solare che, in certi casi, può alterare gli inchiostri non pare ci siano delle efficaci procedure di tutela. Si può facilmente osservare che proprio nelle Sale "riservate" la luce è più intensa per la presenza di ampie vetrate (nella Sala Lettura del piano terra, invece, la luce filtra attraverso un lucernaio e vi sono anche dei piccoli bagni adiacenti alla sala ma qui si danno in lettura, agli utenti "non-studiosi", solo i libri più recenti). Vi sono naturalmente anche delle grandi tende ma gli utenti abituali sanno che non si possono toccare e devono essere manovrate solo dai bibliotecari (anche quando il Sole spunta improvvisamente da dietro una nuvola). Questi d'altronde solo occasionalmente sono presenti in sala e vanno eventualmente chiamati dagli utenti.
La presenza o meno di bibliotecari durante la lettura è forse uno degli indicatori migliori per capire come la biblioteca garantisca l'applicazione delle buone pratiche di manipolazione.



Nel momento della "sorveglianza" poi le regole per prevenire un eccessivo deterioramento (l'utente che segue il testo con il dito sulla pagina) si possono sovrapporre alle regole per prevenire atti di vandalismo (l'utente che prova a strappare una pagina). Anche qui, è facile osservare che solo nella seconda delle tre stanze adiacenti che compongono la Sala Consultazione vi è (anche se non sempre) una persona addetta alla sorveglianza. Stranamente però ha davanti a se un monitor. In sala Manoscritti, invece, sono spesso più di una ma può accadere che non siano in postazioni separate ma accanto, il che permette che, a volte, si distraggano parlando tra loro e distogliendo lo sguardo dai lettori. Se si pensa al brevissimo tempo che occorre per sottolineare un rigo, raschiare una miniatura o per strappare una pagina si capisce quanta attenzione richiederebbe invece una adeguata sorveglianza. La sala Lettura, invece, è da anni totalmente spresidiata e questo è sorprendente perché non è detto che un libro più recente sia in ottimo stato di conservazione e comunque la biblioteca dovrebbe comunque organizzare la prevenzione contro gli atti di vandalismo sul libro.
Ecc., ecc., ecc.



Una prima osservazione di fondo è quindi che, per la conservazione del nostro patrimonio librario, la soluzione della divisione tra sale, soluzione che Serrai ha giustamente descritto come più comune e agevole, così come è attuata sembra confondere o sovrapporre le esigenze della sicurezza, contro furti e danneggiamenti non involontari, a quelle della prevenzione e conservazione durante la normale manipolazione.
Questo in parte si nota anche nella letteratura sulla prevenzione e conservazione. Qui i divieti contro veri e propri atti di vandalismo (non sottolineare i libri, ecc.) e contro i maltrattamenti si affiancano alle regole per limitare al massimo il normale deterioramento (lavarsi spesso le mani, anche per evitare di passare la polvere da un documento all'altro, ecc.) e per una manipolazione non solo corretta ma delicata (toccare il documento il meno possibile; non usare il dito per seguire la lettura del testo, ci sono apposite strisce di carta; volta la pagina con molta attenzione, ecc. ).
[Vedi:  Using Collection,  Raccomandazioni per la Tutela,  Manipolazione dei Materiali Librari,  Prevenire è meglio che curare, Using Gloves, Using Books, Principi dell'’IFLA p. 39 - 42, 6. Prevenzione, p. 113 - 126]
In questo caso però, più che un effetto sostituzione (che arriva all'estremo di impedire la fruizione) delle regole per la prevenzione con quelle originariamente ispirate da esigenze di sicurezza, si rischia forse un affievolimento della capacità di "comunicare" agli utenti come realizzare quell'attenta manipolazione del libro che la renderebbe sostenibile anche a favore di un vasto pubblico. Ma si rischia altresì di far percepire all'attuale, seppur ristretto pubblico delle sale riservate (che non si auto-identifica con un vandalo e quindi trascura tutte le norme relative), di scarsa importanza, semplicemente auspicabili e alla fine facoltativi quegli accorgimenti e quei divieti di azioni che ripetute nel tempo porteranno a veri e propri danneggiamento del libro .




Già da queste prime osservazioni pare opportuno analizzare i vantaggi di un eventuale cambio di prospettiva. Partire direttamente dalle esigenze per una manipolazione accurata e costruire attorno ad esse le migliori condizioni per la lettura del libro. Una volta assicurate queste, provare a riflettere se mantenere la regola di limitare ("selezionandoli" in qualche modo) il numero dei lettori "autorizzati" alla fruizione nelle biblioteche antiche sia ancora una esigenza primaria per la conservazione del libro.
In quest'ottica, sorprende ad esempio che nelle biblioteche antiche, a parte "avvisi" in varie forme (ad esempio in Bncf con salvaschermi e segnalibri), manchino vere attività di formazione dei lettori su una manipolazione attenta dei libri. Si ritiene evidentemente che la selezione "per titoli" del "tipo" di lettore all'ingresso delle sale riservate le renda superflue: ipotesi evidentemente falsa a meno che riguardi esclusivamente chi possa vantare il titolo di restauratore!



Mi riferisco a esemplificazioni pratiche progettate da esperti di "conservazione" o restauro ma tenute (e sponsorizzate?...) non da arcigni sorveglianti che elenchino dei divieti ma da veri e propri "bibliofili" (i librai antiquari?),



in grado di trasmettere anche la storia, la passione (e alla fine il rispetto) verso il documento come oggetto, come manufatto. E davanti a libri rappresentativi dei diversi possibili "fattori di rischio" o punti deboli (legature antiche, carta delicata, inchiostri instabili, difficoltà nello sfogliare o tenere aperta la pagina, formati insoliti, ecc., ecc., ecc.).



Mentre gli atti di vandalismo andrebbero trattati a parte, nei regolamenti interni, accanto a sanzioni significative, da applicare senza eccezioni.




...   ...   Forum Restauro e Conservazione/ Carta/ Manipolazione del libro









"Circa trent‘anni fa, quando iniziai a svolgere un‘attività archeologica amatoriale nella chiesa di San Clemente, scoprii nella chiesa inferiore un pavimento a mosaico che era rimasto nascosto alla vista da epoche remote. Fui ripreso però da uno dei miei confratelli Domenicani che risiedevano da lungo tempo a San Clemente, il quale sosteneva che io non avrei dovuto rendere manifesto il suddetto pavimento, ma lasciarlo com‘era e conservarlo per la posterità. Ma non facciamo parte anche noi della posterità? Fortunatamente quel pavimento, accuratamente transennato, è visibile al giorno d‘oggi alla generazione presente della posterità …
Quattro anni fa giunsi alla Biblioteca Vaticana dopo venticinque anni di insegnamento della paleografia latina, e scoprii molto presto che esistevano alcune limitazioni nel permettere l‘accesso ai manoscritti per gli studenti della Scuola di paleografia, basate sul concetto che la Biblioteca ha il dovere di conservare le sue collezioni per la posterità … Tutto ciò e la mia esperienza come archeologo dilettante, mi hanno portato a riflettere, seppure superficialmente, sul problema della conservazione e sullo slogan, perché probabilmente di tale si tratta, di “conservare per la posterità”. Ora, io penso sia meglio partire dal passato, dato che ciò che s‘intende realmente per "conservare per la posterità" non è "conservare ciò che abbiamo nel presente per la posterità", ma "conservare per la posterità ciò che il presente ha ereditato dal passato" … Ma a nessun livello si può invocare la "conservazione per la posterità" come principio primo o esclusivo, se con questo s‘intende conservare per le future generazioni con esclusioni e limitazioni per quella presente. In relazione al passato tutto è posterità e la generazione presente fa parte della posterità altrettanto quanto quella futura.
Ciò di cui dovremmo realmente prenderci cura è in realtà il passato nel presente, non il passato in vista del futuro … Mantenere un equilibrio tra uso e conservazione non è affatto facile … La conservazione, in effetti, è divenuta un problema così pressante ai nostri giorni che, occasionalmente, si può essere tentati di prestare maggiore attenzione alla conservazione per le future generazioni che all‘accesso liberale o a qualsiasi tipo di accesso ai manoscritti nel presente … Il vero problema con lo slogan "conservare per la posterità" è che una volta che questa "conservazione per la posterità" è ritenuta compiuta, ci si può sentire inclinati a sedersi felicemente: il futuro è assicurato. Questo non è abbastanza. Si deve anche rendere giustizia al presente.
In prospettiva ciò a cui si deve puntare è di conservare per la posterità ciò che abbiamo ereditato dal passato e di cui non è negato l‘uso alla generazione presente della posterità. Questa è una sfida più grande e più responsabile di quella di conservare semplicemente per la posterità. “Conservare per servire” sarebbe uno slogan migliore di quello di "conservare per la posterità". Perché esso copre tutte le generazioni dei futuri curatori della salute dei manoscritti e non semplicemente un futuro che è più facile da servire perché sconosciuto" ... ...

[Leonard E. Boyle, 1988]




"In questa prospettiva si è collocato l‘invito del convegno a studiare le possibilità di una migliore valorizzazione dei fondi librari antichi delle biblioteche, quella parte cioè del patrimonio librario troppo spesso considerato 'materiale di valore' da conservare come eredità del passato per la delizia di un gruppo ristretto di studiosi, anziché come documentazione ricca di molteplici testimonianze, ossia beni culturali per tutti secondo la recente definizione. … Questa visione era ben presente a Panizzi …
Il concetto, tutt‘ora valido per le nostre biblioteche e per la tutela pubblica, dev‘essere perciò quello di rendere disponibile all‘uso pubblico i libri diversamente inaccessibili alla maggior parte dei cittadini per ragioni sia di costo che di rarità … il fine resta in ogni caso, attraverso la tutela del libro, quello di garantirne l‟uso da parte del pubblico. ... E lo scopo comune è rendere effettivamente indispensabili e disponibili da parte del pubblico i beni librari esistenti nelle biblioteche di tutti i tipi non escluse, per certi aspetti e entro limiti precisi, anche le raccolte private di eccezionale interesse pubblico: questo il significato primo del termine "valorizzazione" …
La tradizione rinvigorita da Gesner a Leibiniz, dal Naudé a Paciaudi, poi instaurata al British Museum per opera del Panizzi, si affievolì nel continente europeo quando le biblioteche, sopraffatte dall‘ingente quantità di fondi espropriati in varie circostanze, si rinchiusero in se stesse giungendo spesso a finalizzare i loro compiti tecnici al libro – oggetto di valore – mentre il lettore comune a volte venne riguardato con diffidenza o addirittura con fastidio... .. [1981]



Perciò la biblioteca di oggi deve aggiornare tecniche e metodi in questa più ampia visuale per essere in grado di assolvere la sua funzione sociale, che rimane quella di sempre in forme però adeguate alle richieste del nostro tempo, intensificate, più esigenti, ma soprattutto socialmente più estese" [1980] ... ...

[Luigi Balsamo, 1980 - 1981]




CODICE DEI BENI CULTURALI  (2004)  “Articolo 101. Istituti e luoghi della cultura. … 2. Si intende per: ... “biblioteca”, una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio."










"PROPOSTE / Come caotici e polverosi depositi di libri potrebbero trasformarsi in efficienti banche dati

Perché non affidiamo le biblioteche ai privati?
di VALERIO RIVA

Meno Stato e più mercato? ... Sì? E allora ecco qua un'altra proposta, urgente: privatizziamo le biblioteche...
Facciamole guidare una buona volta non più, dal principio della noia, del segreto, dello sperpero, della polvere ma dell'utilità del servizio, della convenienza del cliente, del profitto dell'imprenditore.
Sarà uno choc, al principio. E sia pure. Ma per favore, togliamole di mano più in fretta che possiamo al ministero dei Beni Culturali, alle beghine del Centro nazionale per il Catalogo Unico, alle vedove dell'Associazione Italiana dei Bibliotecari, a tutte quelle patetiche pinzochere, che da vent'anni pestano l'acqua nel mortaio ... Mandiamo le pinzochere a casa. E mettiamo le biblioteche, come si usa in tutto il mondo, in mano agli ingegneri.

Esagerati? Ma no. Fate anche soltanto l'esperimento che ho fatto io, e vi renderete conto. Andate alla Public Library di New York, all'angolo della 42th strada; e subito dopo alla Biblioteca Nazionale di Roma. Voi entrate alla Public Library di New York e nessuno vi ferma, neanche con un dito. Alla Biblioteca Nazionale di Roma dovete riempire una domanda, mostrare un documento, strisciare con la lingua penzoloni davanti a un usciere annoiato che vi scruta da dietro una garitta. Alla Public Library di New York, la prima cosa che dovete fare è andare a un tavolo con cinque monitor, digitare l'oggetto della vostra ricerca - Freud, Italy, Reagan, Petrarca - e venti secondi dopo avete una completa bibliografia scritta. Poi andate a uno sportello e vi fate dare quattro o cinque schedine ... Consegnate le schedine a uno sportello. Vi danno un numerino. Vi sedete su una lunga panca. Davanti a voi c'è un quadro luminoso. Tre o quattro minuti dopo si accende un numero, il vostro numero. Vi alzate, e vi consegnano il libro o i libri che avete chiesto.
Non avete che da leggerli... ...
Cercate di fare la stessa cosa a Roma ... ...

Se protestate vi rispondono che alla Biblioteca nazionale sono stufi di avere il pubblico tra i piedi: e un giorno o l'altro chiudono e finalmente si dedicheranno a quello che è il sublime compito a cui sono state chiamate tutte quelle esimie pinzochere dallo Stato Italiano: redigere il sacrosanto, divino, irripetibile Catalogo Unico Nazionale. Cioè: niente.
Per questo sublime scopo, cioè perché voi non possiate consultare i libri, lo Stato spende da anni decine di miliardi. Il 90 per cento dei quali è sfumato ormai in stipendi...

Eppure Roma ha centinaia di biblioteche ... Una irripetibile fonte di energia culturale. E un grosso affare, per gente che di affari se ne intende.
Basta solo fare quattro conti. A Roma una fotocopia alla Biblioteca nazionale costa 100 lire. Alla Public Library di New York, 500. Per fare una ricerca di livello medio, a New York basta un giorno. A Roma ci vuole un mese. Negli Stati Uniti si può fare una ricerca per posta. In Italia ci si deve trasferire, pagare un albergo o una pensione, mangiare un mese al ristorante. Ecco già il margine utile per un'imprenditore.
Il patrimonio resterebbe allo Stato, all'imprenditore toccherebbe l'utile, ma anche le spese di conservazione e restauro. Lo Stato riscuoterebbe un affitto invece di profondere miliardi a vuoto. Le pinzochere si dedicherebbero ai nipotini. E io e voi potremmo finalmente leggere i libri."

[ da, Corriere  della Sera/13. Corriere Cultura. 21/05/1986 ]










l'opinionista lettore 
DINO SIMONE 
Firenze 
LE BIBLIOTECHE 
E I PRESTITI RACCOMANDATI

IN QUESTE settimane Bray si sta occupando delle biblioteche del Ministero Beni Culturali: alla Nazionale (dopo la pioggia infiltratasi fino ai libri) nel 2014 arriverà un milione di euro per ristrutturare il tetto e la sede. Allora i tempi sono maturi per occuparsi meno delle emergenze e tornare a parlare dei libri e dei loro lettori. Quanti dei fiorentini in grado di indicare il nome di almeno un'opera conservata negli Uffizi possono fare altrettanto per un libro conservato nelle quattro biblioteche antiche della loro città? La risposta (percentuali dello zero virgola qualcosa) deve far riflettere e bisognerebbe cominciare a pensare almeno a cancellare le biblioteche piccolissime e sconosciute per fonderle alle due maggiori, Nazionale e Marucelliana, ottimizzando il costo delle strutture e il lavoro del personale. Le cause profonde di questa separazione dalla città delle nostre biblioteche antiche stanno in un anacronistico modo di intendere le loro funzioni. Quelle statali in realtà non si comportano come biblioteche pubbliche. L’accesso dei lettori al patrimonio librario continua a essere limitato dai vecchi, aboliti, criteri. Per chi non ha avuto l'esperienza diretta di sentirsi chiedere una "lettera di presentazione di un professore" (una raccomandazione!) basta andare sulle loro pagine internet per sorprendersi nello scoprire che quegli "Istituti culturali" si comportano ancora come biblioteche riservate ai docenti delle università: come prima del loro passaggio al Ministero voluto da Spadolini non solo per "conservare" ma soprattutto per "promuovere", "valorizzare" far apprezzare i nostri beni culturali.
Allora, passata l'emergenza, la prima cosa da fare è abolire quelle regole preistoriche che impediscono ai fiorentini di conoscere i libri lì conservati. Poi occorre mettere mano alla "valorizzazione", ossia creare le condizioni che effettivamente rendano possibile la "fruizione" di quei tanti libri ancora oggi vietati e tenuti nascosti. Le biblioteche, quando sono fatte per i cittadini, devono essere aperte la sera e il sabato pomeriggio. 

[ LA  NAZIONE   SABATO 7 DICEMBRE 2013. Pag. 16 ]








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giovedì 3 febbraio 2011

“Archivi e Biblioteche in Italia: che fare prima del coma?”

Ultima modifica 15 02 2011
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La Stoltezza (Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova)
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"Allorchè la prima specie di biblioteche sarà veramente organizzata… (attualmente le biblioteche popolari di Milano … non si possono dire che embrioni di quello che dovrebbero essere), si potrà limitare senza rimorsi l'accesso e l'uso delle biblioteche maggiori soltanto a certe categorie di frequentatori, e allora potrà anche diventare assai meno pesante materialmente il servizio del personale addetto e più elevata intellettualmente e più utile agli studiosi le sue funzioni"

[ Demetrio Picozzi, Nuove proposte in tema di ordinamento interno e di uso pubblico delle maggiori Biblioteche italiane, Milano, La stampa commerciale, 1908 ]
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"Biblioteche - Troppe biblioteche dello stesso genere nella stessa città portano una doppia serie di inconvenienti: economici e di comodità di lavoro… Biblioteche troppo piccole sono di altrettanto scarso rendimento quanto aziende troppo piccole, e per la medesima ragione: la relazione tra spese fisse e spese mobili diviene anormale, sfavorevole; una biblioteca, per quanto piccola, ha sempre bisogno di un direttore, per lo più di un altro impiegato scientifico, sempre di distributori e di portalibri, sempre di un custode che stia alla porta, di gente che faccia la pulizia. Tutti o quasi questi impiegati potrebbero essere risparmiati, se la biblioteca piccola si fondesse con una grande, o, in certi casi, fosse annessa ad una grande quale sezione speciale ... 
Ma così una bibliotecaria e qualche impiegato hanno trovato un posto più indipendente e meno laborioso"
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[ Giorgio Pasquali, Civilta moderna, a. 1, fasc. 1, giugno-luglio, 1929 ]
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"Le deficienze più largamente sentite sono riferibili alle sedi, per lo più vecchie, anguste e male adattate … Il pregiudizio che tali biblioteche dovessero limitarsi ad assolvere una funzione di conservazione, la difficoltà di accesso a un largo flusso di frequentatori frapposta dall’osservanza di complicate ed antiquate norme regolamentari, la ristrettezza degli orari … la rassegnazione e, talvolta, l’egoismo dei bibliotecari dediti a curare pubblicazioni e lavori propri anziché al riassetto e all’incremento degli istituti loro affidati, … hanno creato una fascia di isolamento e di neutralizzazione intorno alle biblioteche pubbliche"
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[ Giovanni Cecchini, Le biblioteche pubbliche degli enti locali, 1957 ]
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"Biblioteca di conservazione, Biblioteca pubblica, o Biblioteca Biblioteca?- Al Congresso dell'Associazione Italiana Biblioteche, che si è tenuto a Spoleto nei giorni 8 e 9 maggio 1964, è stato affrontato il problema della Biblioteca pubblica in Italia ... Non sarei tuttavia sincero se non manifestassi qualche preoccupata riserva per quella distinzione rigorosa, a cui si è intesi pervenire, tra Biblioteca «di conservazione» e «pubblica lettura». ...
Noi rifiutiamo la pregiudiziale di una distinzione che in fondo rimane equivoca, e non sappiamo rinunciare ad una Biblioteca pubblica che tra presente e passato ponga i termini di un giusto equilibrio, che sia la sede unica, indivisibile e in dinamico e consapevole progresso, di una comunità"
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[ Giancarlo Savino, Pistoia, serie 3, a. 2, n. 4, 1965 ]
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"Public library, biblioteche degli Enti locali e piano Gui - L'equivoco si affaccia già con la denominazione di Biblioteca pubblica, traduzione letteraria di Public Library. Ma il termine Public Library - e qui sta l‘equivoco – non è una denominazione generica riferentesi all‘uso pubblico della biblioteca, ma corrisponde a un determinato tipo di biblioteca … In Italia il termine Biblioteca pubblica ha tutt‘altro valore: non indica un determinato tipo di biblioteca nè di sistema bibliotecario, ma in un‘accezione ben più vasta indica tutti gli istituti che erogano il servizio pubblico di lettura e di consultazione … Le nostre biblioteche storiche sono state fin dall‘origine pubbliche ... .. Sorse subito, dunque, l‟uso pubblico della biblioteca: che il numero di persone che ne usufruivano fosse assai limitato non significa nulla. A mano a mano che l‘istruzione e la cultura sono progredite, che la società si è sviluppata, il numero di coloro che usufruivano della biblioteca è aumentato e le biblioteche sono cresciute in consistenza libraria e in numero sino all‘epoca moderna … Si tratterà di continuare ad alimentare lo sviluppo di questi istituti ... .. favorendo la più moderna organizzazione di tutte le biblioteche storiche esistenti - comprese quelle statali - e instaurando parallelamente … un Servizio nazionale di lettura al fine di assicurare la diffusione capillare del libro … Il sistema … supera la tradizionale e perniciosa distinzione di carattere e di funzione tra biblioteche statali e non statali ... ..
Al XVI Congresso nazionale dei bibliotecari italiani indetto dalla Associazione italiana biblioteche, che si è svolto a Bolzano nell‘ottobre 1965 … .. il programma tracciato … prevede inspiegabilmente la soluzione inversa: cioè si impianti un servizio generale di lettura utilizzando le biblioteche … mentre i fondi librari, diciamo così, d‘antiquariato, verrebbero custoditi entro i limiti di una sezione della biblioteca. In tal modo, si arriverebbe all'assurdo di una situazione per cui il principale diviene accessorio e viceversa"
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[ Giovanni Cecchini, Nuova rasegna di Legislazione, Dottrina e Giurisprudenza, 1966 ]
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"De bibliotheca - Il tempo tra richiesta e consegna dev'esser molto lungo. Non bisogna dare più di un libro alla volta ... Il bibliotecario deve considerare il lettore un nemico, un perdigiorno (se no sarebbe a lavorare), un ladro potenziale ... In conseguenza di tutto questo i furti devono essere frequentissimi ...
Gli orari devono assolutamente coincidere con quelli di lavoro, discussi preventivamente coi sindacati: chiusura assoluta di sabato, di domenica, la sera e alle ore dei pasti"
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[ Umberto Eco, 1981 ]
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"Alla ricerca di un’identità. Variazioni sul tema «Il bibliotecario conservatore» - Si rifiuterà a ogni richiesta che esuli dal suo campo di interesse dicendo «non mi compete» ... Anche il qualificare solo una parte dei bibliotecari come «conservatori» è del tutto improprio; … il patrimonio librario moderno ha uguale diritto a essere conservato di quello antico che è invece tradizionalmente considerato l’unico degno di tutela… Qual è poi la cesura tra libro antico e libro moderno? La Rivoluzione francese? L’Unità d’Italia? La Grande Guerra? I limiti cronologici si spostano evidentemente con il passare degli anni e quel che oggi è «moderno» domani sarà «antico»"
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[ Viviana Jemolo, Mirella Morelli, 1983 ]
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“Non sono necessarie molte parole per spiegare perché riteniamo che la situazione delle biblioteche e degli archivi pubblici sia ad un passo dal blocco definitivo. Chiunque, infatti, per piacere e o per lavoro, abbia avuto modo di fruire dei loro servizi negli ultimi tempi, sa che la situazione peggiore ogni giorno che passa. Ogni giorno si apre qualche ferita nuova; ogni giorno i bollettini delle chiusure così come quelli delle angherie, dei soprusi, delle insipienze, si arricchisce di nuovi dati …
Qualsiasi utente sa che non solo gli orari sono i più vari e variabili, ma sa anche che spesso interi fondi non sono disponibili per i motivi più futili e curiosi (ad esempio: mancano le lampadine, i libri sono ammuffiti, ecc.); oppure si combinano diabolicamente logiche sindacali e criteri (presunti) di sicurezza … I modi per intralciare o impedire la consultazione del materiale librario e archivistico si arricchiscono ogni giorno di luminosi esempi, non ultimo il togliere dalla consultazione gli inventari dei fondi …
Certo bisognerà cercare di rompere abitudini e usi ormai inveterati, bisognerà soprattutto superare la logica perversa che vede nell’istituto chiuso al pubblico la condizione ottimale per la conservazione …
Le informazioni che abbiamo portato ad esempio in apertura di questo intervento sono di pubblico dominio … Ebbene, chi ha mai sentito che un’ispezione ministeriale abbia prodotto come effetto la rimozione di un funzionario incapace o disonesto? O un miglioramento di qualche servizio? Normalmente le ispezioni si sbizzarriscono in controlli formali (il protocollo ad esempio), ma quasi mai entrano nel merito del lavoro svolto …
Che rapporto vi è tra la dirigenza, consiglio di amministrazione dei ministeri e organizzazioni sindacali? È possibile affermare che si sono ormai creati rapporti di collusione e di reciproca copertura tra organizzazioni e strutture che dovrebbero essere invece, per loro natura, conflittuali? Ha un senso il permanere delle organizzazioni sindacali nei consigli di amministrazione dei ministeri? O non ha invece degli effetti corruttori (nel senso che si troverà sempre qualcuno, di livello gerarchico superiore, disposto a proteggere chi è affiliato al proprio sindacato)?
Se c’è del marcio nel regno di Danimarca, è bene che si sappia. Gli onesti, i capaci, i volenterosi avranno tutto da guadagnare …
Cerchiamo .. anche di capire lo stato di profonda irritazione e frustrazione di quegli utenti di archivi e biblioteche che da un lato si vedono negati i più elementari servizi (distribuzione, microfilmatura, informazioni), e dall’altro possono ammirare torme di addetti nullafacenti o impiegati in analitici studi quotidiani e periodici vari, o possono ammirare gli stessi a passeggio nei dintorni degli istituti (con o senza borse della spesa). Potrà sembrare qualunquistico, ma io credo che questa irritazione sia per certo aspetti ampiamente giustificata, soprattutto se si pensa che categorie di lavoratori di fasce equivalenti (dal punto di vista del salario e delle mansioni) non hanno né la sicurezza del posto del lavoro (che hanno i dipendenti pubblici) né tempi di non-lavoro così ampi e garantiti (all’interno dell’orario di lavoro).
In realtà vi è qualcosa di perverso nel sistema delle relazioni sindacali e nell’organizzazione del lavoro in archivi e biblioteche …
Credo di aver capito che nel settore pubblico si utilizzi un sistema di metodi, tecniche e obbiettivi sindacali mutuati dal modello esistente nel mondo industriale dalla fine degli anni sessanta: vale a dire mansionari, inquadramento, ecc.
Semplificando molto si può affermare che la rigidità dei mansionari nel settore industriale aveva il doppio obiettivo di garantire il lavoratore sul luogo di lavoro e di permettere aumenti salariali automatici in base alle funzioni svolte.

Nel settore pubblico, invece, la rigidità dei mansionari si è tradotta in un sistema per garantire il non-lavoro durante il tempo di lavoro …
Il fatto è che - tolto il salario dalla contrattazione (decentrata) - tutta l’attenzione si sposta e valorizza in modo magico solo alcuni elementi: l’orario di apertura al pubblico, la distribuzione del materiale, lo scarico di mansioni verso l’esterno [Mi riferisco al fatto che sempre più si diffonde la pratica dell’appalto di servizi … tutta una serie di attività scaricata sui non garantiti (magari anche di colore)]. Il direttore che vuol vivere tranquillo non si porrà mai né l’obiettivo di ampliare l’orario di apertura al pubblico né il superamento di antiquati sistemi di distribuzione del materiale …
Nelle fasce medie-alte, chi vuole può anche non far niente (o fare altri lavori: amministrare piccole società, fare ricerche a pagamento per conto terzi, scrivere poesie, ecc.). La conseguenza è che … la catalogazione e l’inventariazione dei fondi languono: si può dire che in ogni biblioteca e archivio vi è ancora qualche fondo antico (più o meno esteso, più o meno importante) da ordinare e mettere a disposizione del pubblico …
Dalla questione del tempo di lavoro dei funzionari si è passati quasi inavvertitamente ad altre questioni, di carattere più generale, di politica culturale. Uno degli slogans più azzeccati degli ultimi anni fu quello che affermava che «il sonno della Regione produce mostre» … Delle mostre si parla sui giornali e magari alla Tv, le mostre rendono felici assessori e soprintendenti, sindaci e ministri. Le mostre possono anche essere organizzate con poca fatica … Mentre quadri e altri oggetti … fruibili attraverso la visione hanno il loro luogo elettivo per la fruizione in musei (e mostre); del tutto diverso è il discorso da fare per libri e documenti degli archivi. Può essere piacevole osservare il frontespizio di un bell’incunabolo o la firma di Filippo II, ma in fondo si diseduca e si inganna proprio chi va a «vedere», e non ha la possibilità di «leggere» …
È chiaro che è perfettamente legittimo anche esibire libri e documenti; però in una situazione di limitatezza delle risorse bisogna saper fare scelte secondo giuste scale di valori. E allora, è meglio gettare soldi (tanti) e tempo (non molto) in mostre, o non è forse meglio usare tali risorse per rendere «effettivamente» fruibile questo genere di beni (libri e documenti), attraverso cataloghi e inventari (e orari adeguati)?"

[ Rodolfo Savelli, “Archivi e Biblioteche in Italia: che fare prima del coma?”, Società e Storia, n. 46,1989, p. 985 – 994 ] 
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"Anziché brontolare col senno di poi sulla scarsità di personale, si poteva evitare di cercarsi guai riqualificandolo il blocco peggio che ai tempi del sei politico, trovandosi più generali che soldati. Se non si riesce a tirare avanti con le attività ordinarie, è perché si incentiva la partecipazione a progetti keynesiani di scavare buche e tappare buche, e soprattutto ci si preoccupa troppo in sede locale di garantire a priori che tutti i dipendenti partecipino, lottizzando i fondi da distribuire senza la minima considerazione di razionale gestione delle risorse umane.
In base al recente contratto integrativo del Mibac, se io copro la fascia antimeridiana e il mio compare quella pomeridiana non abbiamo l'indennità di turno, che è invece erogata se facciamo metà e metà, senza il minimo vantaggio per il servizio. E sarebbe da vedere in quante biblioteche i turnisti sono veramente tali, stabilendo per ogni fascia oraria quanti ci devono essere profilo per profilo, o invece ci si distribuisce a casaccio su due fasce, garantendo magari la continuità solo dell'apertura pura, ma non dei singoli servizi".
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[ Vedi: http://amibiblioblog.wordpress.com/2009/12/15/appello-al-capo-della-stato-per-la-bncf/#comment-359 ]
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"Non sembri proposito troppo modesto e rinunciatario chiedere che le istituzioni librarie ritornino a prender coscienza della loro origine e dei loro compiti fondamentali. Parrà strano doverlo ricordare, ma le biblioteche sono istituite ad esclusivo uso e beneficio dei lettori. E che cosa chiede il lettore?
Anzitutto di avere a disposizione il maggior numero possibile di libri: di libri ben rilegati, completi, senza macchie e sottolineature; poi cataloghi rigorosi per autore e soggetto, e largo corredo di opere di consultazione; poi vorrebbe la massima speditezza e il minimo di formalità per ottenere i volumi in visione; infine, spazi adeguati, silenzio profondo, e soprattutto tempo, tanto tempo a disposizione per leggere.
Esiste purtroppo una legge generale delle istituzioni, un loro destino inesorabile, un vero e proprio teorema, che impone il loro allontanamento progressivo – lento dapprima, poi progressivamente accelerato – dai propri compiti primari, cioè dalle finalità che ne avevano ispirato l'instaurazione. Tutte le risorse tendono così a concentrarsi nel perpetuare la propria immobile esistenza, nell'auto-riprodursi all'infinito. Una variante consueta è quella della ricerca di altri scopi più o meno collaterali, ma molto più gratificanti o evasivi, quale pretesto per distogliere personale e mezzi dal grigio e dimesso compito istituzionale, sempre più sentito come fastidioso e fuorviante...
Questa tendenza vi si manifesta nel percepire progressivamente il lettore come un corpo estraneo e irritante, un disturbatore da espellere o almeno da scoraggiare con tutti i mezzi, in modo che nulla turbi il perfetto equilibrio dell'inerzia. D'altro canto è innegabile che « vista dall'interno », una astratta biblioteca ideale è quella in cui tutti i libri sono in bell'ordine negli scaffali, il portone chiuso, i lettori assenti...
Resta però il fatto che, se non ci fossero i lettori, si potrebbero abolire le biblioteche, perché le biblioteche sono istituite a beneficio dei lettori e non viceversa...
Però il sistema globale è distorto. Bisogna recuperare la precisa consapevolezza – e la inseparabile tensione morale – del fatto che la biblioteca è istituita al servizio dei lettori, che senza lettori è inutile, che alla lunga si perderebbero anche i posti di ruolo e gli stipendi, perché ha sempre meno senso mantenere in funzione biblioteche sempre più impraticabili."
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[ Luigi Firpo, Biblioteche e Università. «Accademie e Biblioteche d'Italia» (1979) 1-2, p. 63 - 66 ]
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"Quel che figura nei rispettivi OPAC o in SBN rappresenta una minima parte delle raccolte più pregevoli. In verità, purtroppo, le biblioteche sono in larga parte ancora giacimenti dell‟ignoto, e quel che serve sono catalogazioni e indicizzazioni delle raccolte e delle edizioni antiche … Quel che va fatto è anzitutto cercar di conoscere – in termini culturali, bibliografici, e catalografici – l‘esistente …
Non poca responsabilità ricade su quelle istituzioni, come le biblioteche e gli archivi, che, se dispiegassero i corpi delle proprie raccolte e ne consentissero una penetrazione più compiuta e capillare, non potrebbero non stimolare ed indurre un allargamento degli orizzonti relativi agli interessi ed agli studi storici, letterari, e disciplinari sul passato"
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[ Alfredo Serrai, Il Bibliotecario - III serie, 2009 ]
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... ( segue ) ...
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Biblioteca Nazionale Centrale Firenze

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... ( segue ) ...

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 http://libroinbiblioteca.blogspot.com/2010/08/portiamo-le-biblioteche-finalmente-tra.html
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VIDEO :
Il nome della rosa. Lo Scriptorium - "Voglio vedere quel libro!"
Il nome della rosa. "Brucia la biblioteca!"
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... ( e ancora ) ...
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[ Desiderio Chilovi, 1867]
 "Il bibliotecario non abbia libertà sconfinata di fare e disfare ... ...
 ... la biblioteca non deve essere in sua assoluta balia" ... ...
ecc. ecc.:
http://libroinbiblioteca.blogspot.com/2010/06/la-danza-del-bibliotecario-tra-cattedre.html
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martedì 21 dicembre 2010

"Il libro non verrà mai meno"

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"Non raramente l’entusiasmo suscitato nei più dai rapidi progressi tecnici dell’informazione ‘multimediale’ suggerisce facili previsioni della scomparsa dei libri a stampa …
Ma quei ‘molti’, tra quali non mancano tanti che scrivono ma non leggono o leggono male, fanno della previsione un gioco, dimenticando che gli autentici mànteis divinavano – come Epimenide – ‘non già sulle cose future ma su quelle passate e oscure’: vale a dire che illuminavano l’avvenire con l’interpretazione del passato e, devoti a Mnemosyne, confidavano nell’intima reminescenza della divina patria dell’anima. Ed è appunto la riflessione sul passato che induce a negare che i multimedia possano mettere al bando i libri …
L’errore di chi prevede la fine del libro è nel pensare che una di queste forme di comunicazione elimini quelle che l’hanno preceduta: esse in realtà convivono, alcune più altre meno adottate…
Che le tecniche multimediali forniscano un sussidio di molta utilità e ormai indispensabile, sappiamo tutti; ma le immagini di un testo che compaiono su uno schermo, ripetibili solo col ricorso a un intermediario meccanico, non possono dare allo studioso l’aiuto e le suggestioni che egli ottiene dalla lettura e rilettura di un libro, o da una reiterata consultazione di esso alla ricerca di lumi e di dati; né il video può sostituire l’amica assistenza di un livre de chevet. E poi, chi vorrebbe vedere monotone file di scaffali colmi di cassette e compact discs prender il posto delle ordinate ma ineguali file di libri che ricoprono le pareti di secolari biblioteche europee, dove lo studioso si sente lontano dal tumulto del mondo e può concentrarsi in rievocazioni e pensieri?
Il mondo antico e ancor più il moderno hanno visto formarsi biblioteche cospicue ed insigni, presso reggie e monasteri, in sedi universitarie e in grandi palazzi privati. Non poche di esse si sono dissolte e sono state distrutte: le più dalla guerra e dal fanatismo religioso … Certo la materia fragile e combustibile di cui sono fatti i nostri libri, come già i volumina alessandrini, si è dimostrata – in un’età in cui le applicazioni tecniche dei progressi scientifici hanno avuto un enorme sviluppo, specialmente nelle distruttrici industrie belliche – più resistente dell’argilla, della pietra e del metallo: quando, ovviamente, è portatrice di idee.
V’è dunque ragione di sperare che, quali che siano le future invenzioni, il libro, come specchio privilegiato dello spirito creatore di civiltà, continui a percorrere i secoli avvenire con la sua perenne missione di testimone della storia"



(La città e la parola scritta, a cura di Giovanni Pugliese Carratelli, Milano, Libri Scheiwiller, 1997, pp. 465 -466)






mercoledì 20 ottobre 2010

"Angeli del fango" e Angeli dei Libri

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[ Messaggio già (inutilmente) inviato a AIB-CUR, lista di discussione internet dei bibliotecari italiani ]
A: AIB-CUR@LIST.CINECA.IT
Data: 30/10/2007 12:11
Oggetto: Gli Angeli dei Libri
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Testo inviato dal Gruppo Biblaria
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Si avvicina l'anniversario degli "Angeli del fango".
Quei giovani che nel 1966 accorsero in massa a Firenze per liberare dal fango dipinti, sculture, chiese e monumenti, guardandosi indietro potranno essere orgogliosi di se stessi e sentire di aver fatto la cosa giusta. Ma non tutti, non gli "Angeli dei Libri", coloro che - superficialmente - con quello stesso spirito violarono "impropriamente" le biblioteche storiche fiorentine per cercare di salvare i Libri. Con il senno di poi quegl'angeli avranno capito di aver sbagliato. Oggi anche loro sanno che i beni culturali e - con essi - i rispettivi angeli, non sono tutti uguali. Anzi, possiamo dire - e la "scienza" della biblioteconomia in questo ci conforta - che è soprattutto colpa loro se oggi gli utenti potenziali delle biblioteche sono confusi, non sanno orientarsi nella "rete bibliotecaria" che i bibliotecari predispongono per loro e non sanno distinguere tra una biblioteca e l'altra. E' colpa loro se le biblioteche storiche sono invase da "utenza impropria" che le costringe a svolgere "funzioni improprie". Ognuno di loro all'epoca avrebbe dovuto chiedersi che tipo di angelo è ed affannarsi a salvare i libri adatti alla propria "casta" culturale. Invece si lanciarono nel fango senza starci tanto a riflettere! Da allora, sulla scandalosa emergenza dell'utenza "impropria" nelle biblioteche storiche, la biblioteconomia si è affannata con pagine e pagine. Ma dopo quell'esempio sciagurato non si è più riusciti a risistemare le cose.
Da ultima è la direttrice della Nazionale di Firenze (allora invasa da "angeli" di tutti i tipi) che prova a spiegare a tutti che le biblioteche non sono tutte uguali e che ognuna dovrebbe "fare ciò che sa fare meglio" (IN: "Vincere facendo rete", 2007, p. 42) . Applicato al "sistema" delle biblioteche - ci spiega sintetizzando la migliore "scienza" biblioteconomica - ciò vuol dire che, ad esempio, la Nazionale di Firenze non dovrebbe solo catalogare i libri che "conserva" gelosamente, ma controllare che tutti i bibliotecari in Italia che catalogano seguano le regole dettate, appunto, dalla Nazionale. Affiancandolo alla spina nel fianco dell'utenza impropria, per ogni biblioteca della rete il motto "fare ciò che si sa fare meglio" vuol dire scegliersi gli utenti e contrastare un accesso di cittadini indifferenziato al "Sapere" custodito dalle biblioteche storiche. Questo ci insegna la biblioteconomia. Per questo chi lo capisce, chi non si limita a sollevare polemiche sterili ma, come i bibliotecari, studia ed approfondisce i problemi della "circolazione dell'informazione" oggi, sa che gli utenti che si lamentano delle restrizioni di orari e servizi nelle biblioteche storiche sono solo persone ignoranti (che non hanno studiato la "scienza" della biblioteconomia), come lo sono quel manipolo di bibliotecari che - giustamente ignorati in questo numeroso Gruppo di discussione tra esperti di biblioteconomia - solo un anno fa hanno scritto:
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«Quanti dei coetanei di oggi di quegli "angeli del fango" che allora sottrassero alla scomparsa libri antichi, rarissimi esemplari e manoscritti unici, potrebbero oggi accedere alle biblioteche cui li restituirono? E in che modo sarebbero accolti? La risposta è inquietante. ... il patrimonio culturale ci appartiene – a tutti e a ciascuno – come specie umana. Tutti i fatti che lo riguardano ci riguardano, perché si tratta dei nostri "beni culturali". ... Al di là di ogni odierna celebrazione lo spirito degli Angeli del fango è stato tradito. O mai davvero capito e accettato? Sarebbe ancora peggio».
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Pubblicato sul Bibl'og! di Bibl'aria in:
http://biblaria-blog.splinder.com/post/9784173#9784173
e
http://biblaria-blog.splinder.com/post/9829248#9829248
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Sono questi gli esempi che rovinano l'immagine sociale della "professione"! Si possono giustificare gli utenti, ma come fanno dei bibliotecari a non sapere che neanche gli angeli sono tutti uguali?!?

Un ringraziamento agli Angeli del fango, a tutti gli angeli del fango.
.Berardino Simone, Firenze
dinosimone@virgilio.it

"UGUALE PER TUTTI La legge! ... è ... dev'essere ... speriamo che sia ... dobbiamo fare in modo che sia ...".IN, http://toghe.blogspot.com/

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